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| I testi delle lettere censurate |
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| Tuesday 21 October 2008 | |
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Riportiamo i testi degli stralci in ordine cronologico, preceduti dal testo del foglio accompagnatorio previsto dalle procedure burocratiche, contenente data, nome del mittente e del destinatario, e in qualche caso l’indirizzo. Naturalmente queste lettere, prima di essere censurate furono tradotte, dal momento che erano scritte in sloveno o croato. 1) TRADUZIONE letterale dal croato di lettera diretta in data 27/12 /42 da STIMAC ANTONIETTA (baracca 2/3 Sett. A) a DONZETIC CARLO (via Santa Intrata 222, Fiume): “...Inutile che ti scriva come ci troviamo qui a Gonars, lo puoi comprendere da solo; perché, scrivendoti, non lo crederesti, specialmente ora che ci siamo trasferiti un po’ più vicino. Purtroppo la situazione è peggiorata; non sappiamo come ci potremo sistemare e sostenere più oltre. Qui c’è una forte mortalità di bambini e di vecchi, e presto avverrà che anche i giovani dovranno perire, poiché siamo nelle baracche, senza stufa, con un freddo intenso. Vorrei descriverti meglio, ma preferisco tacere. Non riceviamo nemmeno la posta...” 2) TRADUZIONE letterale dal Croato di lettera diretta in data 27/12/1942, da STIMAC ANTONIETTA a STIMAC VILMA (v. Bruno Calcari, 20, Sussa): “...Inutile che ti descriva come abbiamo trascorso in questo posto il Natale; non te ne puoi nemmeno immaginare. Era una bella giornata; ma nel nostro cuore c’era la nebbia. Qui muoiono i bambini e i vecchi, possiamo appena reggerci in piedi, per mancanza di cibo...” 3) TRADUZIONE letterale dal Croato di stralcio di lettera, in data 27/12/1942, di MARIA VOLF (baracca 6, sett. A) a DANIELE VOLF (Campo di concentramento Internati Civili di Arbe - Fiume): “... qui non è niente di meglio (in confronto di Arba); anzi è peggio. I bambini sino i 5 anni ricevono 3 (tre) pezzettini di pane al giorno; non ci danno il caffé latte; fa freddo. Non so se potremo resistere; se si prolunga, periremo tutti; i bambini ed io. Io piango tutto il giorno e mi dispero. Non siamo colpevoli di niente...” 4) TRADUZIONE letterale dal Croato di lettera diretta in data 27/121942, da MARIA VOLF a MILKA GASPARAC (Villaggio Plesce, Fiume): “...È incredibile a dire quanto soffriamo. Sono passati molti mesi dacché non ci siamo sfamati. Riceviamo appena quanto ci basta per vivere. Gli uomini muoiono di fame. Non ti descrivo il mio forte dolore e la mia passione. Ti scongiuro di mandarmi un po’ di pane secco, perché temo per la mia vita e per quella dei miei bambini...” 5) TRADUZIONE letterale dallo Sloveno di lettera diretta in data 28/12/1942, da SABINA KENDA a IVAN MOLCOVIC (via Spalato, Udine) [via Spalato è l’indirizzo delle carceri di Udine, nda]: “...Caro papà, non so se ci rivedremo, oppure se morremo prima, perché stiamo male, molto male; periremo dal freddo e dalla fame. Viviamo ora nei patimenti e nella paura...” 6) TRADUZIONE letterale dal Croato di lettera diretta in data 3/1/1943, di SLAVKA DANIC MALNAR a FRANCESCO MALNAR (Gerovo - Fiume) “... Caro fratello, puoi essere fortunato di essere ritornato a casa, poiché qui ogni giorno va peggiorando. Ogni giorno muoiono da 5 a 6 persone; periscono anche i giovani, come le pannocchie. Fa freddo intenso; non abbiamo la stufa; non spero più di rivedere Gerovo (= il paese). Sapessi quanto tristi ci furono le feste! Salvateci, per carità, fin che siamo ancora in vita. La mamma è in agonia; piange sempre pensando a te; vorrebbe rivederti; non esce dal letto; è estremamente debole. Non ho denaro da comperarle l’occorrente...” 7) TRADUZIONE letterale dal Croato, di lettera diretta in data 3/1/1943, da TURK FRANCESCA a TURK FRANCESCO (internato civile a Zola Pedrosa - BO): “... Caro marito, siamo appena in vita; siamo indebolite. Riceviamo soltanto un po’ di acqua quattro volte al giorno; il corpo mi trema... Non so se potrò resistere, né se ci potremo rivedere. Non ho il sufficiente da potermi sfamare. Non riceviamo vostre notizie...” 8) TRADUZIONE letterale dal Croato di lettera diretta in data 3/1/1943, da RAUSEL PAOLA (“Protettivi”, sett. A) a GIOVANNI RAUSEL (campo per internati civili di Zola Pedrosa - BO): “...ci affligge anzitutto la fame e il freddo. Siamo vestite insufficientemente. Se avessi saputo ciò che mi attendeva, avrei ucciso prima i bambini e poi mi sarei soppressa io stessa, poiché non è possibile sopportare ciò che sopportiamo ora...” 9) TRADUZIONE letterale dal Croato di lettera diretta in data 6/1/1943, da KRISKOVIC GIOVANNI (Sett. A) a MAURINAC BARTOLOMEO (C^abar, Fiume): “... Noi siamo appena vivi dallo scarso cibo; poi “creperemo” dal freddo nelle baracche, perché siamo senza la stufa. Siamo fortemente indeboliti, fa freddo, non abbiamo sangue. La gente comincia a gonfiarsi e muore. Non so che sarà di noi. Se non ci lasciano andare moriremo tutti, lasceremo le ossa in Italia.... Siamo nudi e affamati, finiremo a perire...” 10) TRADUZIONE letterale dal Croato, di biglietto postale, datato Gonars, 8/1/1943 , da TROHA MARIA a ANTONIO RESMANN (C^abar - Zagari Fiume) “... siamo appena vivi. La salute è debole. Qui muoiono specialmente gli uomini e i bambini; noi lottiamo tra la vita e la morte. Se tu conoscessi le condizioni della nostra esistenza, non crederesti a te stesso...” 11) TRADUZIONE letterale dal Croato, di lettera diretta in data 12/1/1943, da MARIA TOMAC a MATTEO GASPARAC (posta Monte Nero - Fiume): “... da noi ogni giorno va peggiorando. Ogni giorno muoiono dalle 3 alle 4 persone. Gli uomini cominciano a gonfiarsi e a perdere la vista, poi muoiono. Anche mio figlio s’è incominciato a gonfiare e sta per perdere la vista. Siamo sempre più deboli; non possiamo stare in piedi dal freddo. Una zuppa acquosa, un po’ di carne e un pezzettino di pane...” 12) TRADUZIONE letterale dal Croato, di lettera diretta, in data 15/1/1943, da APOLLONIA MUHOVIC (Baracca XIII) a GIUSEPPINA CERNHOVIC (Salona-Majdan, Spalato): “... Noi siamo appena vivi e meno ancora sani. Qui siamo nelle baracche; ma sono manchevoli: le coperte sono umide ed abbiamo freddo, tanto da intirizzire; sentiamo la pelle d’oca e ammaccata; siamo nudi e scalzi. In Arbe ci hanno rubato tutta la nostra roba; al momento dell’allagamento abbiamo perduto il resto. Allora fuggimmo nudi e sprovvisti di tutto in mezzo a quel pantano. Da allora non sono più sana. Per fortuna che la mamma è morta...” 13) TRADUZIONE letterale dal Croato di lettera diretta in data 17/1/1943, da PAOLA RAUSEL a GIUSEPPINA JANES (Posta Gerovo - Fiume): “...Ora siamo nelle baracche, dove moriamo dal freddo e dalla fame. Vi scongiuro di mandarmi qualche cosa da mangiare. Milenka [la figlia] è morta in Arbe; era soltanto pelle ed ossa; il 31/12 è morto pure mio padre, con altri 12 uomini. Liberateci da questo campo, dal Golgota della nostra vita...” 14) TRADUZIONE letterale dal Croato, di lettera diretta in data 17/1/1943, da MALNAR GIULIA (Baracca II 3, sett. A) a VOLF ANNA (Plesce - Fiume): “... La mia mano trema dal freddo e dalla debolezza... Francesco sta peggio di me; è debolissimo, tanto che mi fa pietà a guardarlo. Ieri mi disse che non poteva durare più di un mese; gli altri uomini stanno peggio di lui. Ogni giorno siamo in meno, poiché muoiono, specialmente gli uomini... Il mio povero marito è sano; soltanto che patisce la fame. Nessuno di noi ritornerà più nelle sue case, talmente siamo deboli, da far proprio paura...” 15) TRADUZIONE letterale dal croato, DATA? da ANTONIETTA (“Protettivi” Baracca 6, Sett. A) a DANICA JANES (Posta Gerovo - Fiume): “Se avessi saputo di dover finire i miei giorni in questo Campo di concentramento, mi sarei a preferenza tolta la vita, anziché patire la fame e il freddo. Siamo tutte divenute secche; di sera non si cena e di giorno si dorme. Sono morti 12 uomini, tra cui anche mio padre. Siamo indebolite sensibilmente. Nella zuppa ci mettono 5 chicchi di riso, ci danno 15 decagrammi di formaggio, un pezzettino di pane, piccolo come l’ostia, da poter appena vivere. Ogni giorno ne muoiono da 4 a 5 persone; così morremo anche noi...” 16) TREADUZIONE LETTERALE dal Croato, [CONTR.] DATA? da ZAGAR IVAN (Baracca XIV) a ZAGAR LUIGI (2° Reggimento Fanteria “Re”, CCR P.M. 93): “Stimato figlio Luigi Zagar, ricevi il mio sincero saluto da me padre Giovanni Zagar, dalla mamma e parimenti dai fratelli, per ora ancora vivi, fino a quando non lo sappiamo; siamo molto deboli. Caro figlio forse tu ci potresti qualche cosa aiutare essendo nell’esercito. Forse potresti ricevere dei resti di pane tanto meglio se raffermo. Sarebbe migliore se per caso lo mandassi e sarebbe per noi bene sminuzzarlo nella minestra. Non osservare (disapprovare) ma se puoi qualche cosa per noi così aiuta. I pacchi vanno gratis fino a 5 chilogrammi. Sai che soffriamo anche per te, altrimenti saremmo rimasti a casa. Ricevi il nostro triste saluto da noi tutti assieme e fatti vivo (scrivici). Sarebbe bene se puoi ottenere qualunque cosa riso, maccheroni, zucchero o farina, magari qualunque cosa, noi ti preghiamo un qualche aiuto solo se ti è qualcosa possibile, anche pane raffermo.” 17) TRADUZIONE letterale dal Croato di lettera diretta, in data 23/1/1943, da JANES MARIA a KOVAC MARIA (Gerovo - Fiume): “... Se avete, mandateci un po’ di pane. Sapeste quanto siamo ansiosi di qualche cibo secco! Non rimproverarmi di quanto ti chiedo; se tu ci potessi vedere, piangeresti a trovarci in questo stato. Soffriamo il freddo e la fame, e particolarmente i pidocchi. È un orrendo Golgota il nostro. Qui vi sono 22 baracche, popolate da circa 4000 dei nostri ...... Pregate Iddio di essere rimasti colà (in Arbe). In confronto di qui, il vostro è un vero paradiso. Il nostro è un inferno (o un purgatorio) sulla terra...” 18) TRADUZIONE letterale dallo Sloveno, di cartolina postale in data 8.2.1943, da GIUSEPPINA ZBASNIK a MIZI ZBASNIK ANTONIO (Zabesigrad, 13, Posta Lubiana): “Cari Cognati Mizi e Antonio, se voi sapete che esiste un Dio e se vi trovate a casa, vi prego di mandarmi quanche pacco di pane e frutta. Noi siamo ora in Italia a Gonars e siamo terribilmente affamati e indeboliti da non poter più tirare avanti la vita, perciò vi prego di mandarmi qualcosa da mangiare, se vengo una volta a casa vi ritornerò tutto onestamente. Quattro mesi siamo stati attendati ed ora ci troviamo nelle baracche. Saluti a voi tutti in famiglia”. 19) TRADUZIONE letterale dallo Sloveno, in data 8.2.1943, da ANGELA PUNTAR a GIUSEPPINA DRASLER (Posta Borovnica, Lubiana): “Stimatissima Signora Drasler, Lo sapete già che da molto tempo sono internata assieme alla figlia e mio marito, però di lui non so niente dove si trovi, perché dall’isola di Arbe li hanno mandati in diversi luoghi. Io ho già scritto in tutte le parti per ottenere qualche soccorso, ma purtroppo non ho ricevuto niente. Mi rivolgo a voi se vi sarebbe possibile mandarmi qualche pacco con vivande. Non prego tanto per me, ma bensì per il mio bambino che è diventato talmente debole per insufficiente vitto, temo molto che in seguito avrà delle conseguenze per la causa dell’internamento, perché qui non riceviamo niente altro che un po’ di acqua calda con dentro qualche foglia di verdura e qualche singolo maccherone o un po’ di riso, ma anche di questo è molto poco. Trovandomi ora in grandissimo bisogno mi rivolgo ancora una volta a voi pregandovi di mandarmi quello che sarà possibile. Distinti saluti. Angela Puntar”. 20) TRADUZIONE letterale dallo Sloveno, di cartolina postale, datata 12/2/1943, da TRATNIK LUIGI ( n. 2665, Baracca XII, Sett. A) a ZURA ANTONIO (Novo Mesto - Lubiana): “... La mia vita è in pericolo poiché qui è scoppiato il tifo ed io non sto troppo bene. Ogni giorno muoiono parecchie persone...” |
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